Quando si parla di sicurezza sul lavoro, il caldo viene spesso percepito come un disagio stagionale. In realtà, per molti settori produttivi, le alte temperature possono diventare un vero fattore di rischio: riducono la lucidità, aumentano l’affaticamento, favoriscono disidratazione, crampi, malori improvvisi e possono incidere anche sulla probabilità di infortunio.

Per questo la formazione dei lavoratori sul rischio caldo non dovrebbe essere trattata come un contenuto accessorio, da ricordare solo nei giorni di emergenza. Deve diventare parte concreta dell’organizzazione della sicurezza, soprattutto per operai, addetti ad attività fisiche intense, lavoratori outdoor e preposti chiamati a sorvegliare le attività quotidiane.

Il D.Lgs. 81/2008 prevede che la valutazione dei rischi riguardi tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori e che la formazione sia adeguata anche ai rischi specifici connessi alle mansioni svolte.

La formazione sul rischio caldo rientra nelle attività più concrete di prevenzione e gestione della sicurezza sul lavoro, perché aiuta lavoratori e preposti a riconoscere situazioni critiche prima che diventino emergenze.

Perché il rischio caldo deve essere spiegato ai lavoratori

Il rischio da caldo non dipende solo dalla temperatura indicata dal meteo. Conta anche l’umidità, l’irraggiamento solare, la ventilazione, il tipo di attività svolta, l’abbigliamento utilizzato, la presenza di DPI, la durata dell’esposizione e le condizioni individuali del lavoratore.

Un operaio che lavora all’aperto in un cantiere, un addetto agricolo, un lavoratore impegnato in cave, serre, logistica di piazzale o manutenzioni esterne può essere esposto a un carico termico importante. Lo stesso può accadere in ambienti chiusi non adeguatamente ventilati o raffrescati, come capannoni, magazzini o locali produttivi nei quali il calore esterno si somma al calore generato da macchinari e lavorazioni.

La Regione Puglia, con riferimento alla stagione estiva 2026, ha richiamato il rischio per attività outdoor o in ambienti termici severi, con particolare attenzione a settori come agricoltura, florovivaismo, serre, cave, cantieri edili e stradali, logistica urbana e attività svolte all’aperto con esposizione prolungata al sole.

Formare i lavoratori significa quindi renderli capaci di riconoscere una situazione di rischio prima che diventi emergenza.

Cosa devono sapere gli operai esposti al caldo

La formazione deve partire da un punto semplice: il caldo non si affronta “resistendo”. Si gestisce con comportamenti corretti, pause, idratazione, organizzazione dei turni e segnalazione tempestiva dei sintomi.

Un lavoratore deve sapere quali sono i segnali da non ignorare: sete intensa, debolezza, vertigini, nausea, mal di testa, crampi muscolari, confusione, sudorazione anomala, pelle molto calda, senso di svenimento o battito accelerato. Alcuni sintomi possono sembrare lievi all’inizio, ma peggiorare rapidamente se il lavoratore continua l’attività senza fermarsi.

Deve inoltre sapere quando bere, dove trovare acqua, dove fare le pause, a chi segnalare un malessere, quali attività evitare nelle ore più calde e quali procedure seguire in caso di emergenza. La formazione deve essere pratica: non basta dire “bere di più”, bisogna chiarire che l’idratazione va distribuita durante il turno e non concentrata solo quando la sete è già forte.

Anche l’abbigliamento ha un ruolo. Indumenti leggeri e traspiranti, protezione del capo, protezione della pelle esposta, occhiali o altri dispositivi previsti dalla valutazione del rischio possono ridurre l’impatto dell’esposizione. Il Ministero della Salute, nelle indicazioni generali per la prevenzione degli effetti del caldo, richiama comportamenti come idratarsi adeguatamente, limitare l’esposizione alle alte temperature e utilizzare indumenti leggeri e traspiranti.

Il ruolo dei preposti nella prevenzione del rischio caldo

Per i preposti, la formazione deve essere ancora più operativa. Il preposto non deve solo conoscere il rischio, ma deve saperlo controllare durante il lavoro.

Questo significa osservare le condizioni reali del turno, verificare che le pause vengano rispettate, controllare che i lavoratori abbiano accesso ad acqua e zone d’ombra o ambienti più freschi, prestare attenzione ai colleghi più affaticati e segnalare tempestivamente situazioni non compatibili con la sicurezza.

Il preposto deve anche saper riconoscere i segnali di stress termico negli altri. Non sempre un lavoratore chiede aiuto; a volte continua a lavorare per abitudine, pressione del gruppo o timore di rallentare l’attività. La vigilanza del preposto serve proprio a intercettare questi segnali prima che si trasformino in malore.

La formazione dei preposti deve includere anche il coordinamento con datore di lavoro, RSPP, medico competente, addetti al primo soccorso e, quando necessario, coordinatori della sicurezza nei cantieri. Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 maggio 2025, individua durata e contenuti minimi dei percorsi formativi in materia di salute e sicurezza ai sensi dell’articolo 37 del D.Lgs. 81/2008.

Formazione sul rischio caldo: quali contenuti inserire

Un percorso formativo efficace sul rischio caldo dovrebbe affrontare almeno questi aspetti:

  1. Che cos’è lo stress termico e perché può essere pericoloso durante il lavoro.
  2. Quali mansioni sono più esposte: attività all’aperto, lavori fisicamente intensi, cantieri, agricoltura, logistica, manutenzioni, cave, serre, ambienti chiusi non raffrescati.
  3. Quali sono i sintomi iniziali e avanzati di disidratazione, colpo di calore, colpo di sole e affaticamento da calore.
  4. Come organizzare idratazione, pause, rotazione dei compiti e recupero in zone ombreggiate o fresche.
  5. Quali comportamenti evitare: lavorare da soli in condizioni critiche, ignorare i primi sintomi, bere solo a fine turno, esporsi senza protezioni, sottovalutare l’effetto combinato di caldo e sforzo fisico.
  6. Quali sono le procedure aziendali in caso di malore: chi chiamare, chi interviene, dove spostare il lavoratore, come attivare il primo soccorso.
  7. Quali sono i compiti specifici del preposto nella vigilanza e nella segnalazione delle condizioni di rischio.

La piattaforma Worklimate mette a disposizione materiali informativi sul rischio calore, sulle patologie da calore, sull’idratazione, sulle pause programmate e sulle linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare.

Non solo lezione: serve una procedura comprensibile

Una criticità frequente è pensare che basti organizzare un incontro formativo a inizio estate. La formazione è utile solo se si traduce in istruzioni chiare e applicabili sul campo.

Per esempio, un lavoratore deve sapere dove si trova l’acqua, con quale frequenza può fermarsi, chi decide la sospensione temporanea di una lavorazione, quali attività vengono spostate nelle ore più fresche e cosa fare se un collega mostra segnali di malessere.

La formazione deve essere comprensibile anche per lavoratori stranieri o con difficoltà linguistiche. Il D.Lgs. 81/2008 richiede che il contenuto della formazione sia facilmente comprensibile e, per i lavoratori immigrati, che sia verificata la comprensione della lingua utilizzata nel percorso formativo.

Questo aspetto è decisivo nei settori dove lavorano squadre miste, stagionali, subappaltatori o personale neoassunto.

Quando aggiornare la formazione sul rischio caldo

La formazione sul rischio caldo dovrebbe essere prevista prima dell’inizio della stagione estiva, ma anche aggiornata quando cambiano le condizioni operative.

È opportuno riprenderla in caso di nuove mansioni, nuove squadre, inserimento di lavoratori stagionali, introduzione di DPI che aumentano il disagio termico, attività in nuovi cantieri o ambienti più esposti, ondate di calore prolungate o segnalazioni da parte del medico competente.

Il Ministero della Salute ha attivato per l’estate 2026 il Piano di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, con bollettini pubblicati dal 25 maggio al 20 settembre e livelli di rischio graduati. Anche Worklimate fornisce una previsione del rischio caldo come supporto alle decisioni, da integrare con l’osservazione diretta delle condizioni reali del luogo di lavoro.

Formazione, DVR e organizzazione aziendale

La formazione dei lavoratori sul rischio caldo non deve restare scollegata dal Documento di Valutazione dei Rischi. Se l’azienda ha mansioni esposte a temperature elevate, irraggiamento solare o ambienti termicamente severi, il rischio deve essere analizzato, gestito e comunicato.

Il DVR dovrebbe dialogare con le procedure operative, il piano di emergenza, la sorveglianza sanitaria, l’organizzazione dei turni e le istruzioni date ai preposti. Nei cantieri, anche POS e PSC devono essere coerenti con le misure adottate per prevenire i rischi legati al caldo.

In concreto, la domanda da porsi non è solo: “Abbiamo fatto formazione?”. La domanda corretta è: “I lavoratori sanno davvero cosa fare quando il caldo diventa un rischio? I preposti hanno strumenti chiari per intervenire? L’organizzazione del lavoro consente di applicare le misure previste?”.

Perché affidarsi a un supporto tecnico

La gestione del rischio caldo richiede valutazione, formazione, procedure e controllo operativo. Non può essere risolta con un cartello in bacheca o con raccomandazioni generiche.

Synergos supporta le aziende nella gestione della sicurezza sul lavoro, aiutandole a strutturare percorsi formativi, aggiornare la documentazione e rendere più chiari i comportamenti da adottare in presenza di alte temperature.

La formazione sul rischio caldo è utile quando diventa concreta: quando l’operaio sa riconoscere un sintomo, il preposto sa quando intervenire e l’azienda ha già definito come organizzare il lavoro prima che il caldo diventi emergenza.

Fonti consultate

Per la redazione di questo contenuto sono state consultate fonti normative e istituzionali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, prevenzione del rischio caldo e formazione dei lavoratori.

Il riferimento generale è il D.Lgs. 81/2008, in particolare l’articolo 28 sulla valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori e l’articolo 37 sulla formazione sufficiente e adeguata dei lavoratori rispetto ai rischi specifici della mansione.

Per l’inquadramento aggiornato della formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza è stato consultato l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 maggio 2025.

Per la prevenzione degli effetti delle alte temperature sulla salute sono stati considerati i materiali del Ministero della Salute relativi alle ondate di calore e ai bollettini estate 2026, attivi dal 25 maggio al 20 settembre.

Per la valutazione operativa del rischio caldo nei luoghi di lavoro è stato consultato il progetto Worklimate, che fornisce strumenti previsionali sul rischio caldo per lavoratori esposti all’aperto, in relazione a orario, esposizione al sole/ombra e intensità dell’attività fisica.

Per il contesto territoriale pugliese è stata consultata l’Ordinanza della Regione Puglia n. 321/2026, relativa alla prevenzione dei rischi da esposizione a temperature elevate e radiazione solare, con particolare riferimento ad attività outdoor, agricoltura, serre, cave, cantieri edili e stradali, logistica e attività fisicamente impegnative.